“When it comes to Rakia, everyone has a relative providing it. No one buys Rakia.”
Me lo disse il mio amico serbo porgendomi un bicchiere di grappa locale. Un bel benvenuto, per la mia prima volta a Belgrado.
Leggi tutto: Slow Investments: contro il fast food della finanzaNiente di nuovo per il Belpaese, a pensarci. Chi compra l’olio al supermercato, in Puglia? O il prosecco, in Veneto? Realtà come Slow Food prosperano all’ombra di questa rinnovata voglia di cose genuine e locali.
“Le cose più semplici sono le più straordinarie”, diceva Coelho. Invece no: per gli investimenti questa regola sembra non valere mai.
La finanza che costruisce case
Un tempo i mestieri erano rispettati e rispettosi: l’ingegneria costruiva case e la finanza generava investimenti. Oggi l’ingegneria costruisce strumenti finanziari e la finanza, ogni tanto, genera case. Certificate, mutui subprime, obbligazioni convertibili, strumenti partecipativi, derivati, futures, stock option e warrant sono solo alcuni dei molti esempi dell’ingegneria finanziaria. Se il nome è inglese, ancora meglio: ca va sans dire…
Ce n’era davvero bisogno?
La vera rivoluzione era già arrivata
Facciamo un passo indietro. L’ultima grande rivoluzione finanziaria fu quella delle azioni, usate dai genovesi ancora prima del ben più celebre impiego da parte delle compagnie coloniali del Seicento. Una rivoluzione basata non sulla creazione, ma sulla semplice divisione di qualcosa di esistente, le società, in quantità talmente piccole da risultare appetibili ai risparmiatori.
Un banale cambio di prospettiva, che ha generato un impulso senza precedenti agli scambi, al commercio, alla globalizzazione, agli investimenti. Nessuno si è mai interrogato sulla necessità delle società per azioni: sarebbe una domanda assurda, visti i risultati.
Un’assurdità, appunto. Quasi quanto dimenticare che le azioni restano semplici azioni: pezzi di società che si deve avere il piacere di conoscere, e il cui fine è generare ricchezza attraverso la detenzione, non attraverso lo scambio continuo. Si può forse dire lo stesso di certificate, derivati, subprime? Giudicate voi, visti i risultati.
Lo strumento vintage
Eppure, nel moderno fast food della finanza, le azioni sono diventate uno strumento vintage, da intenditori. Più emozionanti delle obbligazioni, forse, ma uno dei piatti meno cool sul menu.
L’educazione finanziaria viene spesso indicata come la panacea di tutti i mali, un passe-partout usato e abusato per spiegare qualsiasi truffa e superare qualsiasi crisi, perfino politica. Ma prima di tutto bisognerebbe capire se la complessità della finanza sia veramente la causa, e non la scusa.
Signori, la verità è che ci si vuole mettere a tavola senza aver cucinato.
Azioni e obbligazioni hanno secoli di storia alle spalle. Possibile che ancora non le conosciamo? L’educazione finanziaria non può prescindere dal piacere di investire, che passa dalla conoscenza degli strumenti più semplici e immediati. Così vecchi, eppure così immuni al tempo. Perché la prima regola, per investire, è capire.
Una proposta
Ecco allora: contro il fast food della speculazione, vorrei proporre lo slow food dell’investimento. Chiamiamolo Slow Investments, o Slow Finance. Un posto dove riscoprire il piacere di investire con pochi ingredienti, ma buoni, come le ricette delle nonne d’un tempo.
È un’idea, ma anche un metodo, che ritrovi negli altri articoli di questa sezione. Tutto parte da lì: pochi strumenti, conosciuti bene, tenuti a lungo.
P.S. L’inizio non è casuale: sono serio quando vi suggerisco di provare la Rakia.