Il portafoglio attivo, sette settimane dopo: meno titoli, più paracadute

18 Set , 2026 - Value Investing

Il portafoglio attivo, sette settimane dopo: meno titoli, più paracadute

Dati del portafoglio attivo aggiornati al 17 settembre 2026. Immagini create con l’AI, testo in parte.

Il 1° agosto vi ho raccontato il mio portafoglio attivo: titoli, pesi, rendimenti. Era una fotografia onesta, ma a rileggerla oggi mi accorgo che somigliava più a una collezione che a un portafoglio. Ventinove azioni, alcune comprate per ottime ragioni, altre per ragioni che non ricordavo più con precisione.

A settembre ho fatto quello che rimandavo da mesi: ho ripreso in mano ogni posizione, una per una, con una domanda sola.

La domanda: perché ce l’ho?

La regola è semplice e un po’ spietata: niente tesi scritta, niente posizione. Ogni titolo deve avere un’analisi aggiornata che dica quanto vale secondo me l’azienda, a che prezzo la comprerei e a che prezzo la venderei.

Una posizione esce se si verifica uno di questi quattro casi:

  1. l’analisi dice che il prezzo è sopra il valore e non c’è margine di sicurezza;
  2. la tesi ha funzionato e il target è stato raggiunto;
  3. l’analisi non esiste, quindi non esiste una tesi;
  4. ci sono due aziende simili nello stesso settore e ne tengo una sola, quella con più margine.

Sembra ovvio. Applicarlo a titoli che hai in carico da anni lo è molto meno.

Chi è uscito

Nove titoli, in due settimane:

  • BASF, Diageo, ABF, Savencia: aziende solide, ma rifacendo i conti il prezzo di mercato era sopra la mia stima del valore. Nessun margine, nessuna ragione per restare.
  • Grifols: il debito continuava a salire invece di scendere. La tesi reggeva solo se il bilancio migliorava, e non migliorava.
  • Fugro e Zignago Vetro: posizioni piccole e senza margine di sicurezza. Tenerle era solo inerzia.
  • Kraft Heinz: uscita in perdita, senza rimpianti.
  • Wacker Neuson: questa invece è la tesi che ha funzionato. Comprata a €13,20, venduta a €23,95. Quando il prezzo arriva dove avevi scritto che sarebbe dovuto arrivare, si vende. È la parte più difficile, e anche la più soddisfacente.

Chi è entrato

Tre nomi nuovi, ognuno con un ruolo preciso:

  • Dedem: una piccola società italiana a forte sconto sul valore che le attribuisco. È la classica scommessa value: poca attenzione del mercato, molto margine.
  • Janus International: porte e sistemi per il self-storage americano. Il bilancio va seguito da vicino, e per questo la posizione ha condizioni di uscita scritte che non dipendono dal prezzo.
  • Coloplast: qui lo dico chiaramente, non è un acquisto value. È un’azienda di qualità comprata a un prezzo vicino al suo valore, non a sconto. Una scelta diversa dal solito, fatta consapevolmente.

Ho poi rafforzato alcune posizioni che erano troppo piccole per incidere: Indel B, Bertrandt, Guillin, Signify e Mercedes-Benz. Il criterio è che una posizione troppo piccola non sposta il risultato, e allora o cresce o esce.

La novità vera: il paracadute

Il cambiamento più importante non riguarda i titoli, ma la struttura. La nuova regola della mia investment policy è: massimo 20 azioni e il 20% in obbligazioni.

Il ruolo principale delle obbligazioni non è massimizzare il rendimento. Sono una riserva da usare solo se il mercato crolla, divisa in quattro strati da 5%:

Quattro strati di BTP pronti per essere utilizzati durante un ribasso del mercato
Quattro strati da 5%: una riserva da impiegare gradualmente, solo quando scattano le condizioni già scritte.
StratoSi usa se lo STOXX Europe 600 perde…Strumento
120% dal massimo delle ultime 52 settimaneBTP a scadenza breve
230%BTP Italia 2031
340%BTP a media scadenza
450%BTP 7–10 anni, da completare

Due precisazioni. La prima: uno strato attivo mi autorizza a vendere i BTP, non mi obbliga a comprare azioni. Compro solo titoli della mia watchlist arrivati sotto il prezzo che avevo già scritto. Se non c’è nulla in zona, lo strato resta dov’è.

La seconda: il momento non è casuale. Con il petrolio sopra i 100 dollari e il decennale americano intorno al 5%, nei tre precedenti che ho esaminato — 1990, 2022 e autunno 2023 — si è ripetuta una sequenza simile: prima sale il petrolio, poi salgono i tassi, infine scendono le azioni. Non so se andrà così anche stavolta. Ma se va così, voglio avere munizioni e regole già scritte, non decidere in preda al panico.

Il portafoglio attivo oggi

Composizione al 17 settembre 2026: azioni 84% · BTP 15% · liquidità 1%.

La parte azionaria, con il peso di ciascun titolo:

TitoloPeso
WPP9,1%
Trevi7,4%
Poste Italiane6,1%
Nexi6,0%
Carrefour5,7%
Pandora4,9%
Harbour Energy4,8%
Vetropack4,7%
Dedem4,7%
SEB4,6%
Gentex4,1%
Indel B3,9%
Guillin3,9%
Mercedes-Benz3,8%
Signify3,7%
Bertrandt3,7%
A2A3,7%
Swatch3,5%
Janus International2,9%
Alibaba2,6%
Kering2,2%
Buzzi2,2%
Coloplast1,9%
Pesi arrotondati: il totale può differire leggermente dal 100%.

Le prime dieci posizioni valgono circa il 58% della parte azionaria.

Cosa manca

Siamo a 23 titoli, l’obiettivo è 20. Le tre uscite hanno finestre già scritte: Trevi entro il 16 ottobre 2026, Alibaba entro il 31 dicembre 2026 e Swatch entro il 31 marzo 2027. Non venderò però soltanto per arrivare più in fretta al numero: ciascuna uscita resta legata alle condizioni definite nella tesi.

I ricavi andranno prima a completare il quarto strato di BTP, poi, eventualmente, a nuove idee. E un titolo nuovo entra solo se ne esce un altro.

Tra ottobre e dicembre arrivano le trimestrali che decideranno il destino di metà del portafoglio. Ve lo racconterò.

Nota. Questo è un blog personale. Quello che leggi non è una consulenza finanziaria né un invito a comprare o vendere alcunché, tantomeno i titoli citati: li nomino soltanto per raccontare come ragiono e come opero con i miei soldi. Possiedo alcuni degli strumenti menzionati e ho quindi interessi economici diretti. Le tue scelte di investimento restano tue, e farebbero bene a passare dal tuo cervello prima che dal mio. Le immagini sono state generate con l’intelligenza artificiale.


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