Dati del portafoglio attivo aggiornati al 17 settembre 2026. Immagini create con l’AI, testo in parte.
Il 1° agosto vi ho raccontato il mio portafoglio attivo: titoli, pesi, rendimenti. Era una fotografia onesta, ma a rileggerla oggi mi accorgo che somigliava più a una collezione che a un portafoglio. Ventinove azioni, alcune comprate per ottime ragioni, altre per ragioni che non ricordavo più con precisione.
A settembre ho fatto quello che rimandavo da mesi: ho ripreso in mano ogni posizione, una per una, con una domanda sola.
La domanda: perché ce l’ho?
La regola è semplice e un po’ spietata: niente tesi scritta, niente posizione. Ogni titolo deve avere un’analisi aggiornata che dica quanto vale secondo me l’azienda, a che prezzo la comprerei e a che prezzo la venderei.
Una posizione esce se si verifica uno di questi quattro casi:
- l’analisi dice che il prezzo è sopra il valore e non c’è margine di sicurezza;
- la tesi ha funzionato e il target è stato raggiunto;
- l’analisi non esiste, quindi non esiste una tesi;
- ci sono due aziende simili nello stesso settore e ne tengo una sola, quella con più margine.
Sembra ovvio. Applicarlo a titoli che hai in carico da anni lo è molto meno.
Chi è uscito
Nove titoli, in due settimane:
- BASF, Diageo, ABF, Savencia: aziende solide, ma rifacendo i conti il prezzo di mercato era sopra la mia stima del valore. Nessun margine, nessuna ragione per restare.
- Grifols: il debito continuava a salire invece di scendere. La tesi reggeva solo se il bilancio migliorava, e non migliorava.
- Fugro e Zignago Vetro: posizioni piccole e senza margine di sicurezza. Tenerle era solo inerzia.
- Kraft Heinz: uscita in perdita, senza rimpianti.
- Wacker Neuson: questa invece è la tesi che ha funzionato. Comprata a €13,20, venduta a €23,95. Quando il prezzo arriva dove avevi scritto che sarebbe dovuto arrivare, si vende. È la parte più difficile, e anche la più soddisfacente.
Chi è entrato
Tre nomi nuovi, ognuno con un ruolo preciso:
- Dedem: una piccola società italiana a forte sconto sul valore che le attribuisco. È la classica scommessa value: poca attenzione del mercato, molto margine.
- Janus International: porte e sistemi per il self-storage americano. Il bilancio va seguito da vicino, e per questo la posizione ha condizioni di uscita scritte che non dipendono dal prezzo.
- Coloplast: qui lo dico chiaramente, non è un acquisto value. È un’azienda di qualità comprata a un prezzo vicino al suo valore, non a sconto. Una scelta diversa dal solito, fatta consapevolmente.
Ho poi rafforzato alcune posizioni che erano troppo piccole per incidere: Indel B, Bertrandt, Guillin, Signify e Mercedes-Benz. Il criterio è che una posizione troppo piccola non sposta il risultato, e allora o cresce o esce.
La novità vera: il paracadute
Il cambiamento più importante non riguarda i titoli, ma la struttura. La nuova regola della mia investment policy è: massimo 20 azioni e il 20% in obbligazioni.
Il ruolo principale delle obbligazioni non è massimizzare il rendimento. Sono una riserva da usare solo se il mercato crolla, divisa in quattro strati da 5%:

| Strato | Si usa se lo STOXX Europe 600 perde… | Strumento |
|---|---|---|
| 1 | 20% dal massimo delle ultime 52 settimane | BTP a scadenza breve |
| 2 | 30% | BTP Italia 2031 |
| 3 | 40% | BTP a media scadenza |
| 4 | 50% | BTP 7–10 anni, da completare |
Due precisazioni. La prima: uno strato attivo mi autorizza a vendere i BTP, non mi obbliga a comprare azioni. Compro solo titoli della mia watchlist arrivati sotto il prezzo che avevo già scritto. Se non c’è nulla in zona, lo strato resta dov’è.
La seconda: il momento non è casuale. Con il petrolio sopra i 100 dollari e il decennale americano intorno al 5%, nei tre precedenti che ho esaminato — 1990, 2022 e autunno 2023 — si è ripetuta una sequenza simile: prima sale il petrolio, poi salgono i tassi, infine scendono le azioni. Non so se andrà così anche stavolta. Ma se va così, voglio avere munizioni e regole già scritte, non decidere in preda al panico.
Il portafoglio attivo oggi
Composizione al 17 settembre 2026: azioni 84% · BTP 15% · liquidità 1%.
La parte azionaria, con il peso di ciascun titolo:
| Titolo | Peso |
|---|---|
| WPP | 9,1% |
| Trevi | 7,4% |
| Poste Italiane | 6,1% |
| Nexi | 6,0% |
| Carrefour | 5,7% |
| Pandora | 4,9% |
| Harbour Energy | 4,8% |
| Vetropack | 4,7% |
| Dedem | 4,7% |
| SEB | 4,6% |
| Gentex | 4,1% |
| Indel B | 3,9% |
| Guillin | 3,9% |
| Mercedes-Benz | 3,8% |
| Signify | 3,7% |
| Bertrandt | 3,7% |
| A2A | 3,7% |
| Swatch | 3,5% |
| Janus International | 2,9% |
| Alibaba | 2,6% |
| Kering | 2,2% |
| Buzzi | 2,2% |
| Coloplast | 1,9% |
Le prime dieci posizioni valgono circa il 58% della parte azionaria.
Cosa manca
Siamo a 23 titoli, l’obiettivo è 20. Le tre uscite hanno finestre già scritte: Trevi entro il 16 ottobre 2026, Alibaba entro il 31 dicembre 2026 e Swatch entro il 31 marzo 2027. Non venderò però soltanto per arrivare più in fretta al numero: ciascuna uscita resta legata alle condizioni definite nella tesi.
I ricavi andranno prima a completare il quarto strato di BTP, poi, eventualmente, a nuove idee. E un titolo nuovo entra solo se ne esce un altro.
Tra ottobre e dicembre arrivano le trimestrali che decideranno il destino di metà del portafoglio. Ve lo racconterò.
Nota. Questo è un blog personale. Quello che leggi non è una consulenza finanziaria né un invito a comprare o vendere alcunché, tantomeno i titoli citati: li nomino soltanto per raccontare come ragiono e come opero con i miei soldi. Possiedo alcuni degli strumenti menzionati e ho quindi interessi economici diretti. Le tue scelte di investimento restano tue, e farebbero bene a passare dal tuo cervello prima che dal mio. Le immagini sono state generate con l’intelligenza artificiale.