Perché mi piaccia investire non lo so: è allo stesso tempo una sfida personale, uno strumento di libertà e una necessità.
Leggi tutto: La ricerca del valore: la pazienza come vantaggio competitivoDi sicuro rappresenta per me una grande passione, considerato che gli dedico con piacere gran parte del mio tempo libero. Come detto, all’inizio volevo diventare bravo a far soldi, poi è diventato qualcosa di più.
La verità è che ho cominciato malissimo. A diciotto anni ho comprato azioni Banca Monte dei Paschi di Siena, per chi non la conosce, una delle banche più antiche del mondo e una delle più capaci di distruggersi da sola. Ho perso più del cento per cento del capitale investito, cosa che tecnicamente non dovrebbe essere possibile ma ce l’ho fatta. La rabbia che ne è seguita, invece di farmi smettere, mi ha spinto a capire cosa fosse andato storto. Ho aperto un libro. Poi un altro. Poi ho smesso di essere arrabbiato e ho cominciato a essere curioso, che è quasi sempre un miglioramento.
Mi sono avvicinato agli investimenti come ci si avvicina a un vizio: lentamente e di nascosto, prima con un libro di Benjamin Graham, poco dopo un altro, e così via. Poi sono arrivati Warren Buffett e Charlie Munger, così lontani eppur così vicini, veri e propri mentori personali senza averli mai incontrati. Le loro lettere annuali, le assemblee annuali della Berkshire Hathaway ed i loro discorsi non smettono mai di insegnarmi qualcosa.
Uno tra i tanti podcast di Spotify è una raccolta di ben quattro ore di dialogo tra i due. Lo ascolto spesso durante le gare podistiche, è di gran lunga il podcast che mi fa sentire meno la fatica. Questo è il livello della mia malattia.
Che poi è una forma di cultura che trascende gli investimenti, eclettica negli argomenti per costruire quella che Munger chiama worldly wisdom, difficilmente traducibile come saggezza mondana, pratica e multidisciplinare. L’idea è che per capire un’azienda devi capire il mondo: la psicologia di chi la compra, la storia del settore in cui opera, la fisica dei suoi processi produttivi, l’incentivo di chi la gestisce. Un buon investitore legge di tutto. Non per sembrare colto, ma perché i modelli mentali si costruiscono così, uno alla volta, finché non ne hai abbastanza da guardare le cose da angolazioni che altri non considerano.
Il filo conduttore è forse rappresentato dalla ricerca del valore nascosto. Come ama dire spesso Warren Buffett “comprare un dollaro a 50 centesimi” ed è un concetto che o ce l’hai o non ce l’hai, impossibile spiegarlo.
Questa sezione del sito nasce dalle mie esperienze e dalla voglia di condividere una passione genuina quanto oramai in disuso: il value investing.
In disuso perché richiede qualcosa di fuori moda: l’attesa. Qui c’è il punto. In un mondo frenetico, l’investimento serio è una delle ultime attività umane in cui la pigrizia, quella giusta, viene premiata. Non fare nulla quando non c’è nulla di buono da fare è una delle competenze più difficili da acquisire — e anche una delle meno celebrate, perché non fa notizia, non genera commissioni, non si mette su LinkedIn. Ma funziona.
Ho quindi deciso di radunare in questa sezione alcune cose che avevo scritto negli anni principalmente per me stesso, sparse tra appunti e cartelle. Le ho ripulite e trasformate in articoli e ho visto che si tengono insieme senza un particolare ordine.
Un unico avvertimento e vale per tutta la sezione: questo è un blog personale. Quello che leggi non è una consulenza finanziaria né un invito a comprare o vendere alcunché. Non sono un consulente finanziario: racconto solo le mie analisi e le mie impressioni, con anche molti errori.